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Twin of

Ojisan!

Un nuovo crimine. Il solito Kogoro a sparare risoluzioni insensate. Il solito Conan a rimettere insieme gli indizi.
Ordinaria amministrazione.
O forse no?

{Capitolo Unico}

At the beginning

Ora sapeva cosa provava suo padre quando si trovava davanti ad un intricato delitto. Era sicuro di sentire quello che anche lui sentiva. Non era più un gioco, il suo ruolo non era più quello di uno osservatore. Era diventato colui che reggeva la matassa ingarbugliata. Colui che avrebbe trovato il bandolo.

{Capitolo Unico}

Out Of frame

Quella che spero diventi una piccola raccolta di drabbles "fuoricampo" su Detective Conan! ^^

{The Ironies of Life}
{The Scream}
{Cathartic Moment}
{Women...}

{Hopeless}

Other Projects

Qui di seguito troverete la presentazione di alcune fanfic che devo ancora finire di scrivere, ma che spero di postare presto! ^^
Alcuni sono solo estratti di capitolo!

{Time Out}
{Why}
{Memento Mori}

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Credits

Graphic by Eneri
Layout by Dulcis in Fundo
Images © Gosho Aoyama

Brushes by:
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Le fanfiction presenti in questo sito sono state scritte da Eneri. Ogni forma di scopiazzatura è vietata.

 

 

Memento Mori

Personaggi: Un po' tutti
Generi: Mystery, Suspance, Sentimentale
Rating: PG13
Avvertimenti: Seguito, Spoiler!

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Disclaimer: La storia, i personaggi, gli ambienti e tutto ciò che è relativo al manga o all’anime di Detective Conan non mi appartengono. Gli avvenimenti, i personaggi, gli ambienti e tutto ciò che non è relativo al manga o all’anime di Detective Conan sono di mia creazione.


Memento Mori


- I -

[Pain]


  Ran appoggiò la mano al mobiletto, nel tentativo di reggersi, ma il peso che le era appena gravato addosso era più insostenibile di quanto mai avesse immaginato. Le sue gambe cedettero e, con un tonfo attutito dal tappeto, si ritrovò in ginocchio. Gli occhi sgranati, fissi nel vuoto.
  La presa sulla cornetta del telefono era così ferrea che le nocche erano impallidite. Il viso sembrava incapace di riprendere colore e le labbra, tremule rose prive di linfa, sussurrarono qualcosa di impercettibile.
  La voce dall’altro capo continuava a chiamarla, ma tutto, per lei, si era tacitato, come in un inchino ossequioso. Ogni cosa era immobile. In ogni cosa mancava la vita. E ciò, in quel momento, in quello scorrere eterno di secondi privi di senso, era plausibile. Era coerente. Era… incredibilmente vero.
  Le dita che reggevano il ricevitore allentarono la morsa e l’apparecchio cadde in terra, accanto a lei; la chiamata si interruppe.
  Le prime lacrime le offuscarono la vista, ma non riusciva a sentire realmente qualcosa dentro. Il tempo era fermo, la sua mente lo era. Su un’immagine, un’immagine che cambiava, evolveva, si sviluppava in un sorriso, in un ricordo, in una visione presente, quasi tangibile. Quasi.
  E realizzò. Con un brivido lungo la schiena, con un respiro mozzato in gola, con una consapevolezza chiara, dolorosa, straziante.
  Un vuoto che aveva l’aspetto di un abisso senza uscita si aprì davanti a lei.
  Un baratro in cui fu spinta da una signora che vestiva di nero.

  To be continued?