




Uomini e donne, reduci di un’epoca cesellata di leggenda,
agiscono per sovvertire le sorti di un mondo ignaro e di persone il cui
unico scopo è quello di raggiungere il più famoso e ambito
dei tesori, il One Piece.
Ma il nuovo Re dei Pirati, colui che conquisterà ancora una volta
ricchezza, fama e potere, sarà solo uno.
« Non peccare di presunzione, Eve. Gli eredi sono quattro, i pretendenti
molti. Non sarai tu a scegliere chi diventerà Re dei Pirati e come
egli deciderà il futuro di ciò che resta del mondo ».
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æ Capitolo III æ
Disclaimer: La storia, i personaggi, gli ambienti e tutto ciò che è relativo al manga o all’anime di One Piece non mi appartengono. Gli avvenimenti, i personaggi, gli ambienti e tutto ciò che non è relativo al manga o all’anime di One Piece sono di mia creazione.
ATTENZIONE: La storia si svolge circa due anni dopo che i nostri sono entrati nella Rotta Maggiore e dopo la saga di Water Seven e di Enies Lobby, di cui ci potranno essere possibili riferimenti.
Heavenly Eve
(The real epoch of pirates)
- III -
[Rotta Nord-Ovest]
Una smorfia deformò il viso di Zoro,
ma non emise un fiato. Chopper, chino su di lui con un batuffolo bagnato
di disinfettante, gli stava pulendo il morso che la loro temporanea ospite
gli aveva lasciato sul collo. Un’altra smorfia, questa volta accompagnata
da un pugno al tavolo della cucina, che scricchiolò.
« Modera la tua frustrazione » lo riprese il cuoco,
accendendosi l’ennesima sigaretta: in neanche un’ora se ne era
fumate circa una mezza dozzina, appoggiato ai fornelli.
Lo spadaccino si volse verso di lui, ringhiando.
« Taci ».
Era così arrabbiato che non aveva neanche voglia di sprecare
parole a insultarlo. In sostituzione, si fulminarono con lo sguardo e, se
non fosse stato per la tempestiva entrata di Nami e Nico Robin, sicuramente
se ne sarebbero date come al solito.
« Piantatela di battibeccare » proruppe la rossa,
immaginando cosa avesse appena interrotto. Zoro sbuffò; Sanji si
perse a mandarle tanti cuoricini, per poi tornare serio e attendere il responso
a cui erano giunte le due donne.
« Avete capito cos’è successo? » domandò
serio Usop, in piedi a braccia conserte poco distante dall’angolo
in cui era stato rilegato un Rufy dall’aria oltremodo depressa, essendosi
visto negare la cena per quanto accaduto.
La navigatrice sospirò, segno che quel rompicapo non
aveva ancora una soluzione.
« La spiegazione più plausibile » iniziò
con un’alzata di spalle « è che se ne sia andava via
a nuoto ».
A quelle parole, Zoro scattò in piedi e per poco Chopper
non finì a terra con tutto lo sgabello.
« Non è possibile! Non c’era niente né
in superficie né sott’acqua! » disse a mo’ d’accusa,
sbattendo di nuovo la mano sul tavolo.
Nami si trattenne dall’assestargli un pugno in testa per il semplice
fatto che era inutile perdere la pazienza in quel frangente: lo spadaccino
aveva i nervi a fior di pelle a causa del furto subito, quindi la decisione
migliore era quella di non infierire e lasciargli sfogare l’umiliazione
con quei gesti. Robin, facendo un gesto vago con le mani, sostenne
le parole della compagna:
« Nami non ha tutti i torti, può essere andata
proprio così. Il mare è ricco di misteri ».
L’uomo scosse la testa, rimettendosi a sedere. Erano fuori
di senno, si disse.
« O si è trasformata in un pesce o… »
mormorò Usop tra sé, lasciando la frase in sospeso non trovando
altre possibili opzioni. Era una situazione assurda: quella che sembrava
una ragazzina, per giunta ferita, era riuscita non solo a scappare e fare
serialmente del male ad uno di loro – perché, sebbene in silenzio,
Zoro continuava a lamentarsi per il collo dolente – ma a sottrarre
anche allo stesso sventurato una delle sue spade in quell’attimo di
distrazione, sparendo poi negli abissi.
« Be’, » iniziò Sanji, spirando con
apparente tranquillità una nuvoletta di fumo « che cosa facciamo?
». Anche se non lo dava a vedere, era molto preoccupato per la sorte
della giovane, specialmente per quello che aveva osservato nei suoi occhi:
niente di rassicurante per lei stessa.
Nella stanza scese per un attimo il silenzio, rotto solo dai
borbottii insensati di Rufy che stava ancora facendo i cerchietti per terra
nel suo angolo.
« Chopper » iniziò Nami, pensierosa. «
Di che natura era la sua ferita? ».
Se la sua intelligenza non l’aveva abbandonata, partendo
dal principio, avrebbe potuto trovare un modo con cui rintracciare la sconosciuta
seguendo i pochi indizi che avevano su di lei.
La renna rifletté un attimo.
« Deve essere stata inflitta con una lama » rispose,
guardandola curioso, come gli altri. L’archeologa sembrava l’unica
ad aver intuito cosa le stesse frullando in testa.
« E aveva una storta alla caviglia, vero? » continuò
a ragionare la navigatrice, una mano a sorreggerle il mento. Chopper annuì.
Mentre gli altri iniziavano a esprimere le loro domande sul
« cosa stai pensando? », Nami si diresse verso il giaciglio
occupato poco prima dalla donna. Lì accanto vi erano stati depositati
gli indumenti di troppo, come la lunga casacca color indaco, accuratamente
piegata e ancora umida. Si chinò e la esaminò qualche attimo,
il brusio alle sue spalle sempre più consistente.
“Come pensavo”.
Sospirò tra sé, tornando dagli altri con il vestito.
« Se le mie supposizioni sono esatte, è diretta
verso un’isola nelle vicinanze che ha appena subito un attacco da
parte di pirati » spiegò, notando le facce smarrite dei compagni.
Robin sorrise alle deduzioni della compagna, sebbene il suo sguardo mostrasse
cupe ombre.
« E… come la troviamo? Seguiamo il Logpose? »
domandò ingenuamente Chopper, colpito da quelle rivelazioni.
Lei gli fece l’occhiolino di rimando.
« Useremo il tuo fiuto » rispose.
Il piccoletto rimase perplesso, come anche qualcun altro. Zoro
si stava nuovamente spazientendo.
« Taglia corto, Nami » le disse brusco, guadagnandosi
un’occhiataccia da parte del cuoco.
Lei non vi badò, spiegando davanti a tutti l’abito.
Era liso, sporco di sangue e di fuliggine.
« Devono aver messo a ferro e fuoco la sua isola »
chiarì seria, osservando anche lei le condizione della casacca prima
di ripiegarla con un sospiro. « L’attacco è sicuramente
recente, quindi le tracce dell’incendio devono essere ancora percepibili
nell’aria ».
Ancora una volta il silenzio calò, e a lungo.
« Lasciate fare a me » disse in fine deciso Chopper,
battendosi uno zoccolo sul petto, desideroso di potersi rendere utile per
cercare quella donna senza nome di cui aveva cara la sorte.
Gli altri assentirono col capo, iniziando a muoversi.
Aveva iniziato ad albeggiare da qualche
minuto, ma sulla Going Merry i preparativi per la partenza erano già
iniziati da una mezzora abbondante. Con un sonoro sbadiglio,
Rufy, in cima all’albero maestro, liberò dalle ultime cime
la vela che si assestò al suo posto con un aggraziato volteggio,
prima di essere ben fissata da Zoro e Usop.
Intanto a prua, con il singolare naso blu in alto, Chopper saggiava
l’aria mattutina in cerca di odori pungenti. Nami, lì vicino,
era pronta a segnare la rotta sul suo blocco.
« Eccola! » esclamò il medico, sporgendosi
dal parapetto per assicurarsi di essere sulla traccia giusta. « Sì,
è proprio odore di bruciato » asserì, rivolgendosi all’amica.
Lei guardò la direzione indicatale, iniziando a ragionare:
il sole stava sorgendo alle loro spalle, quindi, approssimativamente, dovevano
puntare verso Nord-Ovest. Fece per prendere appunti, quando il Logpose attirò
la sua attenzione.
« Mh… ».
Se lo portò all’altezza del viso, osservando l’orizzonte
che stava indicando l’ago tremolante: Nord-Ovest. Sgranò gli
occhi con un mezzo sorriso a stirarle le labbra.
« Sembra proprio che volenti o nolenti ci imbatteremo
di nuovo in quella donna » sussurrò, segnando le coordinate,
per poi rialzare di scatto la testa, il suo sesto senso allerta. Dette una
rapida occhiata al cielo sovrastante, placido e sereno, colorato dei tenui
pastelli mattutini; un paio di gabbiani stavano volteggiando sopra la nave,
quando cambiarono bruscamente il loro volo, allontanandosi.
“Non mi sto sbagliando…” si disse
Nami, voltandosi subito indietro, gli occhi fissi oltre gli alberi di mandarini.
« Usop! » chiamò un attimo dopo. «
Vai subito al timone e punta verso Nord-Ovest » e gli indicò
con il braccio la direzione. « Sbrigati! ».
Il cecchino fece immediatamente quanto richiesto: corse in cucina,
lasciando la porta spalancata, e spostò la barra a tribordo, rimanendo
in mobile qualche attimo. La situazione era calma, anche troppo, e, quando
si accinse a tornare sul ponte a chiedere spiegazioni, fu sbalzato all’indietro
dall’improvvisa e inaspettata partenza della caravella, che scattò
in avanti con le vele tese al massimo.
« Uuuuoooh! » esclamò
Rufy – ora del tutto sveglio – dal suo posto di vedetta sulla
polena, il prezioso cappello di paglia che gli penzolava sulla schiena.
« La rotta è giusta e se il vento reggerà,
come credo, dovremmo iniziare a vedere l’isola prima di sera »
ragionò la navigatrice accanto al capitano, tenendo i capelli rossi
scompigliati dal vento. Il ragazzo le rivolse un sorriso a trentadue denti,
la gioia per una nuova giornata di avventura manifestata appieno sul suo
viso.
« Spero ci siano tante cose buone da mangiare dove siamo
diretti! » esclamò, guadagnandosi un’occhiata scettica
da parte di Nami.
« Mangiare? ».
« Sì! Sono stato così bene a Debu Island!
Spero che anche la prossima isola sia così! ».
La navigatrice rammentò quasi con disgusto l’ultimo
posto che avevano visitato: un microscopico arcipelago i cui abitanti passavano
la maggior parte dell’anno ad inaugurare ogni sorta di gara a chi
mangiava di più. Inutile dire che Rufy aveva cominciato ad avere
l’acquolina in bocca già a parecchie leghe di distanza, per
via degli intensi profumi che si spandevano dal luogo. All’inizio
non era stato male - sebbene gli abitanti più magri avessero quasi
tutti la stazza di piccoli elefanti: avevano trovato svariati tipi di alimenti,
per la gioia di Sanji, e locande a buoni prezzi, ma alla prima gara a lei
era venuto il voltastomaco: quei pachidermi si ingozzavano come maiali affamati,
tanto che aveva preferito abbandonare lì Rufy, sapendo che neanche
i suoi più acerrimi nemici sarebbero riusciti a distrarlo, e si era
ritirata sulla nave per continuare la sua cartina della Rotta Maggiore.
Ma questo non c’entrava niente con la loro prossima destinazione,
anzi, tutto il contrario.
« Rufy… stiamo puntando a un’isola che molto
probabilmente è stata razziata da una banda di pirati, come puoi
pensare al cibo in un momento così? » gli domandò.
Per tutta risposta, il capitano la fissò come se la vedesse
per la prima volta. Si prese il mento tra due dita, inclinando il capo.
« E perché andiamo in un posto del genere? » domandò
ingenuamente, senza curarsi delle conseguenze. Conseguenze assai dolorose.
« Ahi! Nami! Fai male! Che ti prende!? » strepitò
il poveretto sotto la raffica di pugni che la compagna gli inflisse sulla
testa.
« Tu! Stupido uomo di gomma dal cervello nello stomaco!
» vociò la navigatrice, preda ancora una volta di quell’istinto
omicida che solo il ragazzino dal Cappello di Paglia era capace di scatenare
in lei così.
Quando finì di sfogarsi, e Rufy ebbe detto addio ai suoi
connotati, decise che poteva concedersi di spiegargli la situazione: quello
era pur sempre il suo capitano.
« Hai almeno presente la donna che abbiamo salvato ieri?
» domandò, appoggiandosi con la schiena al parapetto, la nave
che ancora tagliava l’acqua placida a piena velocità. Rufy,
reggendosi con le mani la faccia dolorante e rimettendosi a sedere sulla
polena, annuì concitatamente, avendo paura della compagna. «
Bene. Mentre tu combinavi quel casino in cucina ha colto l’occasione
per scappare, portandosi via una delle spade di Zoro. Te ne sei accorto?
» questa volta la voce della ragazza assomigliava molto a un ringhio.
Il capitano la fissò con la stessa espressione che gli
era costata il pestaggio, ma si premurò bene di accennare un indeciso
sì con la testa, sebbene Nami avesse compreso che non ci aveva per
niente fatto caso. Sospirò, la vena omicida ormai del
tutto sopita.
« Comunque sia, siamo riusciti a metterci sulle sue tracce
e, come ti ho detto prima, credo che il luogo dove viva sia stato predato
dai pirati: non era molto incline a fare la nostra conoscenza ».
« Quindi… » azzardò Rufy « stiamo
andando a riprenderci la spada di Zoro? ».
La navigatrice annuì.
« Ma anche a vedere come sta » aggiunse, girandosi
e appoggiando i gomiti alla protezione, lo sguardo che spaziava il mare.
« Chopper è preoccupato per le sue condizioni ».
Passarono qualche attimo in silenzio, entrambi ad osservare l’amata
distesa blu.
« Chissà che non si trasformi davvero in un’avventura
» disse il ragazzo, sostenendo con una mano il cappello, nel viso
di nuovo un pieno sorriso. Nami sospirò, scuotendo la testa.
Il loro capitano non cambiava mai.
To be continued?