




Uomini e donne, reduci di un’epoca cesellata di leggenda,
agiscono per sovvertire le sorti di un mondo ignaro e di persone il cui
unico scopo è quello di raggiungere il più famoso e ambito
dei tesori, il One Piece.
Ma il nuovo Re dei Pirati, colui che conquisterà ancora una volta
ricchezza, fama e potere, sarà solo uno.
« Non peccare di presunzione, Eve. Gli eredi sono quattro, i pretendenti
molti. Non sarai tu a scegliere chi diventerà Re dei Pirati e come
egli deciderà il futuro di ciò che resta del mondo ».
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æ Prologo æ
Disclaimer: La storia, i personaggi, gli ambienti e tutto ciò che è relativo al manga o all’anime di One Piece non mi appartengono. Gli avvenimenti, i personaggi, gli ambienti e tutto ciò che non è relativo al manga o all’anime di One Piece sono di mia creazione.
ATTENZIONE: La storia si svolge circa due anni dopo che i nostri sono entrati nella Rotta Maggiore e dopo la saga di Water Seven e di Enies Lobby, di cui ci potranno essere possibili riferimenti.
Heavenly Eve
(The real epoch of pirates)
- Prologo -
[Heavenly Eve]
L’aria era satura dei dolci vapori
del tè che in spire eleganti vorticavano verso l’alto, disperdendosi.
Dalla finestra filtrava la prima luce del mattino, colorando l’ambiente
di penombre e sfumature armoniche che risaltavano insieme anche l’austerità
della camera. Non c’era che poca mobilia addossata alla parete, come
un armadio a due ante, una toletta con lo specchio in argento, una scrivania
con relativa sedia e un grande letto dalla testata in legno intarsiato.
Aveva tutto l’aspetto di una stanza d’albergo appena presa,
eppure lei ci aveva passato gli ultimi quattro mesi.
Fece lentamente scivolare il braccio, che aveva appoggiato
sulla fronte, voltando il capo verso la finestra: dalla sua posizione, sdraiata
sul letto, non le era possibile vedere l’orizzonte, ma solo alcuni
alberi del lussureggiante giardino della villa e una parte di cielo che
stava sfumando nel tenue azzurro del giorno. Sarebbe stata una bella giornata,
se il suo sesto senso non la ingannava. Una bella giornata dal punto di
vista meteorologico, perché per il resto aveva una brutta sensazione,
quell’impressione che da più di vent’anni l’accompagnava
nella sua fuga.
Sospirò pesantemente, senza trovare però
la forza di volersi alzare. Sarebbero venuti ad avvertirla del pericolo
imminente, quindi perché scomodarsi in quei pochi momenti di pace
che le restavano da passare su quell’isoletta?
I minuti trascorsero e lei tenne lo sguardo incatenato
al soffitto, senza pensare a nulla in particolare. Il sole si stava alzando
sempre più rapidamente, inondando l’ambiente di luce. Quando
i raggi raggiunsero infine i suoi occhi, la donna si decise ad alzarsi,
facendosi scivolare di dosso il lenzuolo candido, e infilandosi le ciabatte
di cuoio. Si stiracchiò, sbadigliando con una mano sulla bocca. Dette
uno sguardo intorno e si soffermò sul tè. Forse era ancora
caldo.
Attraversò la stanza fino alla scrivania, prendendo
la tazza e portandosela alle labbra; prima di sorseggiarla, però,
ne inspirò il dolce odore di pesca, per poi saggiarne un sorso tiepido.
In quel momento, udì i passi affrettati di qualcuno
che stava caracollando su per le scale senza fiato, percorrendo lo stretto
corridoio in cui si trovava la sua stanza sbatacchiando sulle pareti come
se non riuscisse a reggersi in piedi. In un attimo quella stessa persona
fu sulla porta con violenti colpi di pugno.
« Signora! Signora! La prego si svegli! »
gridò una voce anziana e affannata fra le percosse al legno dell’uscio.
La donna appoggiò la tazza sulla scrivania, muovendosi
verso la porta e aprendola. Sulla soglia c’era una vecchia cameriera
con il viso madido e pallido e i vestiti stropicciati.
« Signora deve scappare! Sono al porto! Stanno per
arrivare! » continuò la serva, seriamente preoccupata, voltando
il capo a scatti come se avesse paura di ritrovarsi davanti qualcuno di
indesiderato. L’altra pareva più che altro pensierosa.
« Hurui è stato avvertito? » domandò
calma, ma il suo sguardo si spostò nel corridoio, dove, silenziosa
come un’anima, era appena apparsa nell’ombra la figura di un
signore anziano alto e longilineo, una fluente barba e un cappello da cowboy
calzato in testa.
La cameriera parve non essersi accorta di nulla, mentre
starnazzava in preda al panico totale che uno sguattero era stato inviato
nella camera dell’uomo sopraccitato.
La donna riportò lo sguardo sull’anziana,
sorridendole con apparente tranquillità.
« La prego, si calmi » sussurrò gentile,
poggiandole una mano sulla spalla. « Torni nelle cucine e faccia come
se non fossimo mai stati qui ».
La vecchia la guardò apprensiva prima di annuire
un paio di volte.
« Inoltre, » aggiunse « ringrazi Jougen
per la gentile ospitalità ».
Detto questo, la cameriera si ritirò di fretta
a capo chino, augurando ogni bene alla donna, che le rispose con un sorriso
tirato.
Quando nel corridoio non si sentì più nessun
rumore, richiuse la porta con un respiro profondo.
« Eve » esordì qualcuno con voce greve
alle sue spalle. Lei si girò.
« Speravo di riuscire a rimanere qui un po’
di più, Hurui » disse lei con un sorriso triste. « Jougen
è stato davvero gentile a ospitarci in memoria dei vecchi tempi »
continuò, dirigendosi verso l’armadio e aprendo le ante.
Ci fu un lungo silenzio, nel quale la donna prese i pochi
abiti che aveva nell’armadio, adagiandoli sul letto, e si rinfrescò
nel bagno adiacente. Si vestì celermente con un paio di pantaloni
scuri e un vestito celeste con esili spalline che le arrivava a metà
coscia, cingendole il corpo ancora snello e sinuoso. Si buttò sulle
spalle un mantello scuro, allacciandolo al collo con una fibbia fogliacea
in argento. Mentre si sedeva alla toletta per pettinarsi
i capelli, l’uomo si avvicinò alla scrivania, dove v’erano
stati appoggiati due sgualciti manifesti di ricercati.
« Sai, » esordì Eve, fissando i movimenti
dell’uomo riflessi nello specchio « Jougen mi ha detto che si
sono incontrati qualche tempo fa ad Alabasta ». Seguì qualche
attimo di silenzio, nel quale l’anziano scambiò un’occhiata
con la donna sempre attraverso la superficie lucida. Quei pochi momenti
di pace furono presto interrotti da rumori proveniente dabbasso: sembrava
che un plotone avesse fatto irruzione due piani più sotto; qualcuno
impartiva ordini a gran voce. Hurui si avviò al letto, ripiegando
con cura gli abiti della donna e ordinandoli in una vecchia sacca da marinaio
lì accanto. Eve, invece, si coprì la testa col cappuccio del
mantello, sistemandoci all’interno anche i capelli ben legati. Arrotolò
i manifesti, depositandoli in una tasca interna della cappa, mentre nel
corridoio si udirono passi affrettati e fucili in carica.
« Hurui, credo di aver preso tutto » disse
la donna, guardandosi intorno. Oltre al letto sfatto, tutto il resto era
in perfetto ordine, come se non fosse mai stato usato. «
Speriamo che Jougen non passi dei guai » sorrise.
« Jougen ne sa sempre una più del diavolo
» mormorò con tono piatto l’anziano.
Eve rise.
« Fate irruzione! » gridò
il Capitano di Vascello, abbassando di colpo il braccio. La porta fu letteralmente
buttata a terra e subito gli uomini si dispersero per la stanza, le armi
spianate. L’ufficiale che aveva dato l’ordine entrò dietro
agli altri.
« Signore! Qui non c’è nessuno! » gridò
un marine appena uscito dal bagno.
« Non è possibile » ringhiò il Capitano.
« Frugate ovunque! Trovate qualsiasi prova possa ricondurci a lei!
». E gli uomini si dispersero, aprendo l’armadio vuoto, i cassetti
della toletta e della scrivania, guardando sotto il letto…
« Mi avete già distrutto mezzo giardino, abbattuto
una porta e adesso intendete anche demolirmi una stanza? » eruppe
la voce di un uomo sulla sessantina, appoggiato a un vecchio bastone nero
e indossante un kimono pregiato. Fece il suo ingresso nella stanza con una
smorfia che deformò ulteriormente il viso, su cui faceva già
bella mostra di sé una cicatrice che gli attraversava verticalmente
il lato sinistro, il cui occhio era chiuso ma l’altro ben vigile,
con una punta di impercettibile derisione. L’ufficiale marciò
in tutta la sua altezza dinanzi all’uomo, alto solamente la metà
di lui.
« Dove l’ha nascosta? » sibilò mordace,
le braccia rigidamente piegate dietro la schiena.
« Nascosto chi, scusi? » domandò
a sua volta l’anziano, la faccia teatralmente sorpresa e le labbra
stese in un sorriso appena beffardo.
« La criminale Heavenly Eve! » sbraitò l’altro
al colmo della rabbia.
« Non si accanisca contro un povero vecchietto »
ribatté l’anziano, massaggiandosi un orecchio con la mano libera.
« Dov’é? » insistette l’ufficiale,
mentre intorno ai due si era formata una calca di Marines che avevano rovistato
dappertutto senza successo.
« Non lo so ».
« E’ una ricercata a livello mondiale! Se la nasconde,
i vertici non si faranno scrupoli a sbatterla in prigione per complicità
».
« Non credo lo farebbero, visto che da nascondere non
ho niente » fu la risposta melliflua del vecchietto.
« Allora chi ha utilizzato questa stanza!? Il letto è
sfatto! ».
« Lo vada a chiedere a quella ubriacona della mia cuoca.
La sua stanza è due camera più avanti, si sarà sbagliata
come al solito suo. Vada a controllare e ad interrogarla se vuole –
sempre che non si sia già scolata i suoi due bicchieri di whisky
mattutini ».
L’uomo dinanzi a egli aveva tutto l’aspetto di un
toro inferocito a cui non era concesso di incornare la sua vittima. Riuscì
però a resistere all’impulso si scagliarsi contro quell’impertinente,
riacquistando calma e compostezza. Non aveva ancora finito.
« Signor Yabber Jougen, la Marina è a conoscenza
dei suoi precedenti » mormorò l’ufficiale, fissandolo
negli occhi. L’anziano lo guardò a sua volta con curiosità,
nessuna traccia di nervosismo visibile. « Potrebbe essere perseguito
per aver avuto legami con Heavenly Eve in passato, lo sa? ». Sembrava
sicuro di sé, tanto che azzardò un sorriso, come chi ha appena
giocato un asso nella manica. Ma il signor Jougen restò impassibile
e replicò pacato:
« Quello che sa immagino non vada oltre a queste poche
parole, Capitano ». Prese una pausa per fissarlo con attenzione. «
Chi conosce realmente la verità, nella Marina, ormai si gode da anni
una poltrona ai suoi amati vertici, come io mi godo la tranquillità
della mia vecchiaia su quest’isola. Non credo che qualche ammiraglio
si schioderà da dove si trova per venire a perseguitare un povero
vecchietto di cui già conosce vita, morte e miracoli » spiegò
con sguardo serio. Rimase zitto qualche attimo, il tempo di far assimilare
al meglio il suo discorso all’ufficiale dinanzi a lui, che ora aveva
i pugni chiusi lungo i fianchi, roso per la rabbia e la frustrazione di
riconoscere che quel vecchiaccio aveva ragione sulla sua ignoranza. «
Ora può andare a parlare con la mia cuoca e frugare nel resto della
casa, se questo la farà sentire meglio » continuò tranquillo,
accennando all’ambiente con una mano. « Ma, come le ho già
detto, non troverà niente e nessuno ».
Detto questo, si voltò avviandosi all’uscita della
camera.
« Perché ha tanto a cuore una sporca criminale,
signor Yabber? » gli urlò l’ufficiale. Sapeva
di non avere più in mano niente, di aver perso, che quella era una
stupida domanda da rivolgere ad un uomo un tempo accusato di pirateria,
ma voleva capire. L’interpellato non si voltò,
anzi, alzò il capo sospirando.
« Se mai approfondirà le informazioni che ha su
di lei, Capitano, la prego di farlo a fondo » rispose con voce grave,
quasi triste. « Anche se non credo giungerà mai alla verità.
Ci sono segreti che devono rimanere tali, a meno che non si desideri cambiare
questo mondo ».
Nella stanza calò il silenzio, rotto da qualche bisbiglio
dei Marines che non sembravano aver colto il significato di quelle parole.
Lo stesso si poteva dire del loro Capitano, anche se lui aveva compreso
che di tutte le menzogne propugnateli da quel vecchio, quella era sicuramente
l’unica verità, sebbene gli sfuggisse il significato concreto.
Nei mormorii generali della camera, l’ufficiale estrasse
dalla giacca due fogli sgualciti: uno era una vecchia foto su cui si poteva
scorgere un volto in penombra, l’altro, invece, era un documento ufficiale,
ingiallito dal tempo, che recava istruzioni per la cattura di quella donna
che stava cercando:
Dalla Sede Centrale della Marina.
Comunicato di segnalazione a tutte le Sedi esterne per la cattura
della criminale Heavenly Eve, pericolosa ricercata a livello Mondiale.
Procedura per l’arresto:
Qualora sia avvistata, contattare la Sede Centrale e tenerla
informata di ogni movimento.
Come da ordine, deve essere catturata viva
e trasferita subito alla Sede Centrale, dove sarà processata per
i suoi crimini.
Di seguito…
To be continued?
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